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d.e.s. distretto di economia solidale corso australia pd

Il progetto del D.E.S., da realizzare nella Ex Sala Carni del complesso storico denominato “Ex Foro Boario di Corso Australia” rappresenta un buon esempio di come un’Amministrazione e alcuni cittadini possano intervenire su un’area urbana dismessa controllando l’apporto dei privati, salvaguardando l’interesse pubblico ed il valore comunitario insito nell’area come bene comune.

Un bene comune è il risultato di processi di lunga durata che rimodellano i tessuti urbani e il territorio; il suo ciclo di vita dipende solo dall’azione di cura continua da parte delle comunità che si susseguono nel tempo. Nella società contemporanea questa cura è divenuta sempre più flebile a fronte di crescenti processi di privatizzazione dei beni stessi e delle loro funzioni: non si può concepire la gestione di un Bene comune se esso è usato per interessi privati e individuali in una società di consumatori e proprietari. Un dominio esclusivo del mercato la cui pratica è la riduzione degli spazi pubblici, la loro privatizzazione, il soddisfacimento con servizi privati (a pagamento) di esigenze che nella città del welfare sono soddisfatte con servizi pubblici: dalla salute alla scuola, dallo sport all’assistenza fino alla sostituzione della piazza, archetipo della città, con il centro commerciale. Da questa consapevolezza nasce la domanda di una più ricca presenza di attrezzature e servizi, spazi e reti, agevolmente raggiungibili; una produzione sociale che affronta i reali bisogni della gente attribuendo al bene il significato proprio di comune nella sua fase “emergente”, silenziosa e spontanea, emarginata nelle sacche dismesse della città non più funzionali alle logiche economiche originarie. Si può parlare di un evidente principio di sussidiarietà, che un’Amministrazione lungimirante “che dice di amare la sua città” deve riconoscere, proteggere e favorire, non solo per coerenza coi suoi sbandierati fini, ma anche per tutelare la “città dei cittadini” impedendo alla “città del mercato e della rendita” la continua e indisturbata azione divoratrice di risorse, distruttrice di patrimoni, dissipatrice di energia e di terra, guastatrice di acqua e di aria. Una città che logora i legami sociali e accentua le diseguaglianze.

Situato in aderenza al plesso storico dell’architetto Davanzo oggi destinato a Leroy Merlin, il D.E.S. promuove attività comunitarie attraverso il legame tra CIBO-PRODUZIONE-IDENTITA’-SVILUPPO contro il fallimento del modello insediativo della società di mercato, prevedendo la realizzazione di servizi come: i poliambulatori medici, i mercati contadini, gli spazi aggregativi multidisciplinari per il quartiere Palestro, la ciclo officina con il parcheggio scambiatore, il birrificio artigianale, il teatro stabile dei burattini- contenitore di tutte le arti considerate “minori” come ad esempio la clownerie, i cantastorie, la socialità di quartiere. Il D.E.S. rappresenta anche il tentativo di riprogettare l’urbanità riqualificando lo spazio in abbandono e salvaguardando lo sviluppo delle relazioni col territorio, delle pratiche per restituirne il ruolo di centralità. Il fine è soddisfare i bisogni dell’abitare contemporaneo e delle sue contraddizioni alla scala delle relazioni tra la futura viabilità interna del centro commerciale L.M., la “frangia” tra ferrovia e tangenziale, i percorsi ciclabili, il nucleo residenziale di via Peano, i quartieri Palestro/Savonarola, Montà e Chiesanuova. L’intervento in Corso Australia ha l’obiettivo di costruire un polo di attrazione (Cittadella/Distretto dell’Economia Solidale) per l’altra-economia, lo sviluppo sostenibile, l’agricoltura biologica e la cultura alla cooperazione promuovendo processi partecipativi di cittadinanza attiva capaci di riprendere il senso e i principi degli usi civici di una proprietà collettiva. Sviluppa dunque, forme di re-identificazione con il luogo, aspirando ad un cambiamento politico-culturale che accresce consapevolezza, saperi e impegno per la cura degli spazi e crea un altro modo di produrre, abitare, costruire relazioni comunitarie. All’interno del D.E.S. infatti, prendono vita nuove forme di economia solidale tramite l’avviamento di attività produttive e culturali che soddisfano i crescenti bisogni delle persone sempre più escluse dalla rete tradizionale dei servizi, offrendo al contempo agli “estromessi” nuove opportunità, dignità, senso della vita e gratificazione nelle occupazioni.

In questo modo il D.E.S. evolve le relazioni di quartiere, urbane, socio territoriali dai sistemi gerarchici economici-finanziari che comunque ci sovrastano, verso criteri di complementarietà e cooperazione.

La Comunità D.E.S. è finalizzata a mettere insieme gli eterogenei e le molteplicità di competenze, di culture e identità in una prospettiva di organismo più che di meccanismo. Si fa carico di portare avanti chi è indietro, di avere cura di chi è ai margini non solo soddisfacendone i bisogni essenziali, ma anche gratificandone la vita. Tanto questo progetto saprà abbandonare le ottuse e limitate rigidità delle usuali pratiche professionali e amministrative e passerà dalla parte della gente, tanto più la gente difenderà “l’architettura” del D.E.S. L’uso delle fonti alternative di energia, il ricorso ai più innovativi espedienti tecnologici rivolti al risparmio energetico e all’abbattimento dei costi di gestione e dell’inquinamento ambientale, sono parte portante del piano di ristrutturazione del corpo di fabbrica, nell’interesse dei cittadini ma anche dell’Amministrazione.

Il Comune riconoscendo il valore innovativo e sociale del Distretto deve sentire l’obbligo morale, etico e politico di provvedere alla sua realizzazione. Seppure il progetto di finanza, col quale il privato Leroy Merlin prende in concessione per cinquant’anni l “Ex Foro Boario”, non preveda la corresponsione di oneri secondari, la ratio, indiscutibilmente corretta, è che un privato che si impadronisce di un bene comune per i propri profitti deve risarcire la comunità a cui lo sottrae; consapevoli delle croniche difficoltà finanziarie dell’Amministrazione riteniamo quindi opportuno che la realizzazione del D.E.S., in quanto opera di elevato interesse pubblico, sociale ed economico a servizio della città di Padova, sia una doverosa responsabilità a carico della multinazionale.

É il caso di aggiungere, a questo sommario quadro, che in questi ultimi trent’anni, l’appiattimento della politica sull’economia ha consentito ai gestori del capitale di ottenere dagli amministratori un consistente aiuto. Attraverso le politiche urbane gli amministratori hanno servito i poteri forti dell’economia spalmando su aree sempre più vaste la rendita immobiliare. Decisivo è stato l’aiuto fornito alla speculazione fondiaria dalle politiche nazionali, che hanno ridotto via via le risorse trasferite ai comuni lasciando loro la possibilità di stornare i cespiti degli oneri di concessione dalla realizzazione delle attrezzature pubbliche alle spese correnti. A tal proposito basti ricordare l’abrogazione dell’art. 12 e di altri della Legge Bucalossi (L. 10/1977), sbandierata nel passato come omaggio all’autonomia finanziaria dei Comuni (L. 142/1990 e D.Lgs 267/2000); un’evidente forzatura a favore di una forsennata privatizzazione delle proprietà pubbliche, le cui attuali conseguenze tangibili sono: lo smantellamento della pianificazione urbanistica e territoriale, la svendita di aree ed edifici dismessi pubblici, la limitazione dei diritti dei cittadini non assuefatti al pensiero unico, la loro espulsione dai processi di trasformazione della città e l’esclusione dai cicli produttivi della società del mercato.

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